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vendredi 3 août 2012

Siria: Scoperto un enorme Tunnel dei "Ratti" dell'ESL ad Homs-Video



Tunnel dei Terroristi scoperto in cui i cittadini rapiti dal sedicente Esercito Siriano Libero erano costretti a lavorare.
Dovevano infatti servire da manovalanza in questo stesso tunnel dove successivamente venivano giustiziati.
I terroristi stavano infatti usando un enorme tunnel ad Homs che collegava i tre quartieri principali della città.
Le milizie dell'ESL hanno costruito questo tunnel molto tempo prima che la crisi siriana fosse anche iniziata, il che dimostra che si tratta di un complotto e non di una 'rivolta spontanea pubblico', tunnel in cui hanno anche usato vagoni ferroviari.
Il motivo per cui volgarmente li si chiama Ratti, a parte le analogie con i loro corrispettivi libici che usavano questa sigla R.A.T.S., da cui i lealisti a Gheddafi avevano coniato il nomignolo per i mercenari della Nato, poi passato per eredità diretta a questi ultimi che operano in Siria, per ovvi motivi di analogia oltre che di provenienza, visto che tra le loro file oltre a turchi, pakistani, e gente proveniente da un po' tutti i paesi arabi, molti libici ne compongono le milizie armate.


rat-car by Vicman



Ma... dopo questa novella, assume un significato anche figurato determinato dalle loro abitudini il termine ratto, anche se li si volesse ribattezzare Talpe della Nato forse sarebbe anche più appropriato.
Nell'immagine sottostante infatti si potranno ammirare le prodezze dei sedicenti combattenti per democrazia e libertà che fanno capolino a Idlib da uno dei loro tunnel... L'ironia si perdona laddove ci si rende conto che tutto quello che è apparso da circa 15 mesi in Siria ha una lunga storia si scavi sotterranei antecedenti. Si perdoni dunque anche il termine Ratti, perché proprio non riesco a chiamarli in un altro modo, questi mercenari che sbucano dai tunnel delle città calde della crisi siriana.

The rats in Idlib…in their holes!
Amnotyours




dimanche 11 mars 2012

Libia - Dichiarazione di Hala Misrati del 9 marzo 2012 - Parte seconda (il seguito) ...


Libia - Dichiarazione di Hala Misrati del 9 marzo 2012 - Parte seconda (il seguito) ... I ribelli imprigionano sua madre, suo padre ed i suoi due fratelli per vendetta


ALGERIA ISP / La grande giornalista Hala Misrati è intervenuta una seconda volta sulla chat room della Gran Libia dopo la sua liberazione.
Ha detto che oggi in Libia, si deve avere una banda armata per vivere comodamente.Che è necessario disporre di una milizia armata o si muore.
Ha inviato un messaggio ai Thowars (ribelli), quelli che non accettano questa situazione. Coloro che sono paralizzati. Essi si sono sollevati per uno scopo e si ritrovano invece con in mano qualcos'altro. Coloro che ritengono che il paese sia stato distrutto. Coloro che ritengono che la Libia sia perduta. Si sono rivoltati per rimuovere un dittatore (questi erano i loro propositi) e si ritrovano invece in mano a 1 milione di dittatori. Non sanno cosa fare. È ora che essi prendano una decisione. Purtroppo queste persone sono ora accusate di essere i "Tavor Khames" e cioè i "Lealisti al  leader libico Gheddafi ." Essi sono anche accusati di aver venduto la causa del 17 febbraio. Per questi thowars che dicono basta a ciò che sta accadendo ora e si rammaricano di questa guerra, l'accusa è pronta per loro.

Ha aggiunto che ha vissuto in un appartamento situato in un edificio nella regione Belkhir, un vicino di casa che viveva in un appartamento di sotto, un originario diMisurata, saliva di sopra dai ribelli per confrontarsi con loro riguardo le sue opinioniLui ha visto Hala Misrati e le ha persino parlato, ma lui non l'ha riconosciuta.Delle donne che erano nell'appartamento gli hanno chiesto dove si trovasse Hala Misrati, ed egli ha risposto che è a Souk jomoa e che lui sa dove è imprigionata. Il che dimostra che anche lui faceva parte dei ribelli indottrinati dalle menzogne  dei media. Ha aggiunto che lei era pronta a essere giudicata in tribunale, che lei non amava l'idea di lasciare la Libia, ma che purtroppo, fu costretta a partire , ma che sarebbe tornata. Quando la voce del suo assassinio è stata diffusa, le organizzazioni umanitarie, di persone provenienti da Francia, Gran Bretagna, della Svizzera, dai paesi arabi sono venuti in Libia per vedere la giornalista Hala Misrati. Ed il Procuratore Generale gli ha detto ogni volta che non sapeva dove si trovava! Queste organizzazioni umanitarie hanno anche contattato la famiglia di Hala Misrati. Quest'ultima ha raccomandato a tutte di contattare il Procuratore Generale perché lui sapeva benissimo dove fosse!

Il 19 febbraio 2012, Hala Misrati ha incontrato il procuratore generale durante la trasmissione della notizia del suo assassinio. Lei in quella occasione gli ha chiesto la data della sentenza. Quest'ultimo gli ha detto che che sta preparando le prove della sua accusa. Lei gli ha chiesto dunque per quanto tempo dovrò aspettare? E così facendo e lei li ha trattati come ratti e topi!
Dopo il suo rilascio, dice che è pronta a presentare un reclamo presso la Corte internazionale dato che è stata imprigionata e ha subito numerosi abusi ed anche stupri. I suoi carcerieri non hanno rispettato i diritti umani. E 'impressionata ed affranta dal fatto che dopo la sua evasione, "Ibrahim Elmejerbi" ha dato ordine ai suoi uomini di andare a perquisire la casa di Hala Misrati ed ha fatto arrestare ed imprigionare tutta la sua famiglia e soprattutto sua madre, che è vecchia,suo padre ed i suoi due fratelli.
Ha aggiunto che ha ha contattato i rappresentanti delle organizzazioni umanitarie, a cui ha spiegato che lei non ha parlato della sua situazione, ma di tutto ciò che accade in Libia. Ha detto che ora è questa la sua attività militante e che questo è il suo nuovo lavoro.

A ben presto il seguito ...



samedi 10 mars 2012

Libia - Dichiarazione di Hala Misrati del 9 marzo 2012 - Parte 1


ALGERIA ISP / 
La grande giornalista Hala Misrati è intervenuta una seconda volta sulla la chat room della Gran Libia dopo la sua liberazione. Ha ringraziato tutti coloro che erano felici per il suo rilascio. Ha detto che la sua libertà non è completa, poiché la Libia è diventata una grande prigione per numerosi detenutiHa aggiunto che in Libia, nessuno può dire una parola contro il movimento del 17 febbraio. 
Ha aggiunto che lei ha visto alcuni siti web e pagine di Facebook, ed è felice perché i Tahalabes "i resistenti verdi" sono felici del suo rilascio.  Ha anche visto alcuni commentatori in questi siti che vogliono macchiare la sua reputazione con domande stupide del tipo: 


"Come è scappata? Perché è scappata?"


Lei risponde quindi a chi è interessato sulle modalità della sua liberazione; ed anche sul fatto se sia evasa o meno. Per 6 mesi, è stata imprigionata senza alcuna accusa. Il 19 febbraio 2012, i ribelli la portarono al comando del battaglione Ossoud Elassima sulla strada per l'aeroporto a Tripoli per fare una dichiarazione e negare la voce del suo assassinio presumibilmente avvenuto in una prigionePer 6 mesi, non è stato detenuta in prigioni conosciute. Era prigioniera in case, ville, appartamenti, ed in una caserma. Lei contesta le bugie dei media che l'hanno demonizzata e che hanno dichiarato che Hala Misrati ha spinto i libici ad uccidersi tra di loro e che l'hanno addirittura accusata di insultare le donne libiche. Ha detto che conservato copie dei suoi discorsi e delle copie degli archivi della televisione libica della Jamahiriya che è diventata Kanate Libia. Lei è pronta ad affrontare la legge per dimostrare che queste sono menzogne .

Lei conferma ancora una volta che è libera. È stata imprigionata dai Thowar (ribelli) e dai Jourdenes (Ratti). Domandò i ribelli di confessare con coraggio, ciò che è realmente successo, perché non ha mai cessato di chiedere a loro di rivolgersi a un tribunale perché la giudicasse, fatto a cui è succeduta la sua esasperazione , la sua fatica e la sua malattia. Lei è stato vietato di usare il telefono. Riuscì comunque a chiamare al telefono la madre per consolarla perché alcuni Thowars (ribelli) le passarono, ( qualche volta ) il telefono. Si tratta di coloro che tra loro erano contro la detenzione delle donne. Ha detto che un comandante di un battaglione di Misurata andò a vedere il  procuratore generale di Tripoli "Abdelaziz Hassadi" chiedendogli di di consegnargli la giornalista "Hala Misrati". Il Procuratore Generale gli rispose che , se avesse preteso Hala Misrati, lui avrebbe dovuto avere in cambio un certo prigioniero detenuto presso i ribelli di Misurata (...)! La voleva scambiare dunque. Il comandante del battaglione gli chiese anche il motivo della sua prigionia, dal momento che un grande un ladro chiamato "Mohamed Egile" che aveva rubato 20 milioni di dinari era libero. Il procuratore gli rispose: quel signore  ha fatto una donazione di 2 milioni di dinari ai ribelli. Il comandante di battaglione, ha accusato quindi il procuratore di essere uno dei beneficiari di questo dono (tangente).


La giornalista Hala ha dichiarato che il fatto che lei non abbia smesso di chiedere ai ribelli di andare in tribunale è dovuto al motivo che lei sapeva che sarebbe stata rilasciata alla prima udienza. I ribelli le hanno risposto che era meglio che fosse stata con loro perché avevano paura che i jourdenes (ratti) l'avessero uccisa non appena fosse stata fuori.
Per 6 mesi, ha vissuto presso vari tipi di jourdenes (ratti), membri della Qaeda, alcolisti, tossicodipendenti e falsi integralisti religiosiBassam Sharif, un comandante di battaglione a Tripoli, gli disse che non potevano rilasciarla perché sapeva bene che lei sarebbe andata a denunciare la barbarie dei jourdenes nel momento in cui fosse uscita (di prigione). Sapeva che Hala Misrati aveva visto di tutto durante quei 6 mesi. Lei conferma che il il battaglione di Tripoli così come il suo comandante si sono impegnati a trattarla bene. La maggior parte di questo battaglione, è costituito da ribelli della montagna e alcuni altri sono di Zenten. Ha aspettato quindi la sua sentenza, perché sapeva di essere è innocente, ma purtroppo questi non la vogliono fare giudicare (da un Tribunale).

Il Procuratore Generale ha reagito in merito solo quando i media hanno trasmesso voci di un suo probabile assassinio. Quindi, in conseguenza a questo, ha radunato dei giornalisti per filmarla nell'atto di negare o denunciare o di raccontare bugieI detenuti che hanno i soldi e il pistone, sono riusciti a fuggire grazie al numero uno del CNT "Mustapha Abdeljalil". Quelli che sono rimasti in prigione sono quelli che tra i detenuti sono poveri e verranno immolati come agnelli sacrificali. 
Al più presto il seguito...




Pubblicato il 2012/09/03 alle 22:39  Fonte: ALGERIA ISP