samedi 8 août 2015

PENSIERO ( ANARCHICO? ) DEL MATTINO: VEGAN SI COGLIONA MENO

Essere una voce fuori dal coro che odia le assonanze e le somiglianze mi è sempre davvero piaciuto, quindi vi auguro che nulla possa scalfire le vostre convinzioni, invitandovi però a diffidare sempre e comunque delle associazioni che sostengono di rappresentarle, non solo delle imitazioni. 

Innanzitutto perché per me, chi non è in grado di dire o di fare la sua  singolarmente, per poi se è il caso unirsi ad atri che cavalcano la stessa onda nell'azione, non ha niente di davvero importante da aggiungere a una causa e non è un motore, ma una ruota e spesso bucata e di scorta. 



Non c'è bisogno per credere a qualcosa di farsi invischiare in tele di ragno, che sempre nascondono insidie, malgrado il fatto di sentirsi che rassicurato dal gruppo e dal coro, per i timidi diventa l'unico modo per riuscire ad esternare quello che credono essere il proprio pensiero, complice un marchio accattivante, un gagliardetto, una T-shirt o una bandiera. Cazzate!

L'unica cosa di questi tempi in mano al capitalismo mondialista sfrenato da aggiungere è che se si perdono di vista il valore del singolo, dell'individuo e dei propri particolarismi analitici, si finisce per ripetere come pappagalli il messaggio di un gruppo dietro il quale tu non sai chi c'è e perché questo qualcuno te lo fa ripetere. 

Odio gli slogan, detesto i manifesti, mi fanno abbastanza schifo pure le divise, soprattutto quelle mentali, odio le etichette. Un esempio? Credo nel vegetarismo come pratica nella mia di vita e non nelle sue implicazioni pseudo-politiche dietro alle quali abili burattinai israeliani nascondono l'intenzione di consacrare l'entità illegale sionista come tempio del Vegan e del cruelty-free. Paradossale?

 VIDEO


Si per degli assassini seriali suprematisti e razzisti eppure succede. E soprattutto c'è pure chi, complice la sua pigrizia o forse la sua paura di dispiacere gli altri membri del "gruppo" si rifiuta di discuterne in senso sistematico le storture e le manipolazioni. Ma c’è molto di più una contraddizione in termini che è alla base di questa campagna di Green-Washing che non è un particolare irrilevante.

Allego la traduzione di questo articolo molto interessante:


IL MITO DEL PROGRESSO VEGAN DI ISRAELE

Israele il è davvero paese “più Vegan” del mondo? Secondo associazioni che vanno dal PeTA, Mercy for Animals, Farm, 269life, dXe, Sea Shepherd ed un gran numero di altre associazioni di militanti e organizzazioni di difesa dei diritti degli animali nel mondo la risposta è : SI.
Si ritiene che Israele ospiti un 4% di popolazione vegan, il Vegan fest a Tel Aviv, attira una folla di ben 15.000 persone, la catena di Pizzerie Domino offre una pizza Vegan nel suo Menu, e l’IDF ( Israeli Defense Force ), offre parimenti opzioni vegan ai suoi soldati nelle mense delle caserme.
Dunque Israele dovrebbe essere la “Terra Promessa” dei Vegani.

Ma questo consenso non è unanime però. Gli attivisti delle associazioni di solidarietà ai Palestinesi ed anche molti Vegani, messi davanti a questa narrativa hanno puntato il dito indicando che si assisteva ad un’operazione di “Greenwashing” dello Stato di Israele e dell’Occupazione della Palestina.

Articoli come : “Israel’s Killer Vegans” di Electronic Intifada, “Vegan Killers: Israeli Vegan Washing and the Manipulation of Morality”Shooting an Elephant” e “Animal Liberation Against Israeli Occupation: We Stand With Palestine”sono esempi egregi di contrasto alla costruzione narrativa che vuole dipingere Israele come un paradiso vegano. 

Tutti questi articolo ritrattano seriamente con il tentativo di fare capire l'occupazione in un contesto più ampio concludendo che è  impossibile separare le cosiddette politiche progressiste del veganismo in Israele con l’occupazione stessa.

Questo è importante perché tutti questi articoli illustrano le ragioni per le quali anche se tutta la popolazione di Israele fosse vegana, l’occupazione della Palestina rimarrebbe  comunque senza una giustificazione valida, e questo non lo ripeterò mai abbastanza. 

Tuttavia, tutte le facce di questo dado, si dimenticano di un punto importante della questione e cioè che l’aumento del numero dei vegani in Israele è di per se stesso una bugia, , Una manipolazione intenzionale che utilizza parametri  di confronto con le regioni in cui esiste il numero maggiore di gran mangiatori di animali incensandoli come "vegan".

Che significa dunque consumo di carne pro capite? E 'il consumo di carne totale di un paese  calcolato in base alla media tra la sua quantità ed il numero della sua popolazione, per anno. Il consumo pro capite di carne non è mai stata una statistica bene accetta in Occidente, soprattutto quando si confronta con la qualità in senso migliorativo delle nostre politiche per i diritti gli animali. Perché? Perché di fronte alla difesa dei diritti, e anche se le popolazioni vegane sono marginali, le nostre società consumano ancora quantità massiccia di prodotti di origine animale.

E allora per voi dove si piazza Israele quando si tratta di fare una classifica di consumo di carne pro capite per anno? Ebbene, sta vicino alla vetta dell’elenco. Gli israeliani infatti consumano 102 kg pro capite all’anno - che è più del Canada ( che ne consuma 92 ), più che nel Regno Unito ( che ne consuma 82 ), ben al di sopra di qualsiasi altro paese della regione e ben al di sopra della media mondiale ( che ne consuma 42 ) e della media della UE ( che ne consuma 82 ). Ma quali sono quei pochi paesi al mondo che mangiano più carne di tutti pro capite all’anno? Sono gli Stati Uniti, la Nuova Zelanda, l’Austria e l’Australia. Ebbene sì, è proprio questo lo scenario  della zona d'ombra nella quale gli animalisti stanno celebrando uno dei paesi in cui il consumo di carne è più alto, come un paese "vegano".

Ma per caso il consumo di carne di Israele almeno sta diminuendo? La risposta è NO. La tendenza al contrario sta salendo ed in scala esponenziale. Infatti nel 2000 il consumo di carne pro capite ad Israele aveva una media sotto i 70 kg. per anno ed invece nel tempo è cresciuta ad un tasso più elevato che in qualsiasi altro paese del mondo. E anche se il consumo di carne scendesse di 30 kg. in un anno, cosa assolutamente inaudita, gli israeliani sarebbero comunque ancora ben al di sopra della media mondiale, i primi della loro regione, e soprattutto anche sopra i loro stessi livelli di consumo nel 2000.

Ma come può essere possibile questo? Piccole minoranze di una popolazione influiranno con il loro modo di vivere in maniera trascurabile se la stragrande maggioranza sta aumentando il suo consumo di carne. Questa è una realtà che vale per Israele così come in USA, Canada, UK, o davvero qualsiasi altro paese del mondo, che vanti una popolazione vegani. I vegani sono infatti sistematicamente impegnati nella promozione che diventare completamente vegetariani salverà “vite di animali” e dare rilievo a statistiche dell’incremento della popolazione Vegan piuttosto che sul consumo di carne pro capite per anno è il risultato di questo tipo di menzogne. Israele non è altro che l’ultimo esempio di quanto questo meccanismo sia assurdo.

Quest’epica narrativa è molto in voga anche per altri motivi. E cioè perché molti movimenti che promuovono i diritti degli animali supportano sia il Sionismo che l’Stato di Israele e quindi il mito dell’incremento dei Vegan in Israele da una spintarella a questa posizione. In termini più generici, Israele è attualmente un palcoscenico mondiale per un conflitto di più ampio raggio sul tema dei diritti degli animali, tra quelli che vogliono continuare a portare avanti a spada tratta la priorità del tema anti-specista sopra ogni cosa e tutti quegli altri che invece dalla parte opposta vorrebbero piazzare la difesa degli animali in un contesto di giustizia sociale complessiva. Se l’aumento del numero degli individui sensibili alla causa Vegan risulterà essere un argomento convincente come lo è di norma, questi stessi militanti antispecisti avranno tutte le cartucce che gli servono per mettere a tacere ogni tipo di critica sull’espansione  delle colonie, sul suprematismo bianco, discriminazione nei confronti dei disabili, transfobia e misoginia e via dicendo all’interno della loro stessa comunità.

Finché potranno fare conto su una comunità vegan in crescita da promuovere, potranno scrollarsi di dosso ogni tipo di appello a costruire coalizioni contro l’entità sionista o a porsi domande sull’oppressione all’interno di un movimento elitario. Questo è il motivo per cui una serie di organizzazioni a difesa della causa animale e delle persone che altrimenti non si sarebbero mai ritrovate nella stessa stanza insieme si sono riuniti per una coalizione a sostegno del mito del progresso vegan in Israele. E tutte le vecchie ferite e le battaglie per il benessere / per i diritti /  e per le abolizioni hanno lasciato il posto nella comunità a questa nuova causa.

Ma che cosa è andato perso dunque in questo processo? Bé al momento proprio il progresso della causa animale. Mentre tutti erano stra-occupati a celebrare l’aumento del numero dei Vegani ad Israele, il consumo della carne in Israele continua e non accenna a diminuire. Così come lo stile di attivismo di 269 life è stato esportato in Nord America attraverso Direct Action Everywhere (dXe)
 e i suoi organizzatori lo hanno fatto esibire in tournée nella stessa  facendosi forza del progresso vegan di Israele come modello di militanza, assistiamo alla stessa tendenza anche qui. La battaglia consiste nella creazione della più grande, ma più isolata ed inefficace “comunità vegan” rappresenta la fiera dell’inutilità.

Che ne è infine dei “barbari” all’interno di questa mitologia del progresso vegan però? Penso ai Palestinesi che affrontano l’apartheid come realtà quotidiana ed al contempo le ondate di aggressioni militari? Il consumo di carne in Palestina chiaramente è regolato così come Israele controlla  i suoi confini, ma è importante notare come questi non civilizzati ( meglio dire ancora non conquistati ) autoctoni mangino appena 25 kg. di carne pro capite per anno. Vi sembra strano? Bé in Libano ne mangiano 43, in Egitto 28, in Giordania 46. L’unico paese del Medio Oriente che sta vicino alla media israeliana è il Kwait con un consumo pro-capite di 87 kg. La maggior parte degli abitanti della regione dello Sham restano ben al di sotto di queste percentuali. A che punto quindi dovremmo investigare sul mito del progresso vegan come una forma di islamofobia?

Se Israele è davvero il “paese più vegan del Mondo”, bé allora i militanti di questa causa dovrebbero davvero interrogarsi su che cosa significa davvero veganismo e soprattutto perché è importante. Se invece questo termine può essere così facilmente reindirizzato ed usato come scusa per un genocidio umano e per l’apartheid forse è tempo di una riflessione sui propri obiettivi, sulle proprie strategie e soprattutto sull’efficacia delle stesse. 

@dylanxpowell / dylanjamespowell@gmail.com

fonte: http://dylanxpowell.com/2015/02/15/the-myth-of-vegan-progress-in-israel/



Aggiungo anche un altro episodio occorsomi ieri, per capire come diventa facile farsi abbindolare… 

Un amico, ingenuo, perché ancora ancorato alle logiche del partito a cui appartiene, mi ha presentato il blog degli Anti-fa antispecisti e vegani come una pagina seria anti-fascista e anti-imperialista…

Dopo un’occhiata superficiale mi sono accorta che questi sedicenti anti-imperialisti, parlano di fascismo celato di alcune organizzazioni cattoliche anti-speciste criticandolo, ma mai della truffa che vi ho appena illustrato di Israele “lo stato più Vegan del mondo”. E sapete perché?

La risposta è semplice, malgrado ci siano gruppi di Anti-fa che si dichiarano pro-palestinesi tutti però non esitano da 4 anni a farsi i vettori della insana politica della NATO e dei war-mongers contro la Libia del povero Gaddafi e la Siria di Bashar Al Assad, con la solita scusa che si tratta di feroci dittatori, naturalmente senza alcuna riflessione sul fatto che questo lo sostenga la Clinton, Laurent Fabius o Cameron senza dimenticare Benjamin Netanyahu ed il suo pony express Bernard Henry Lévy. Insomma il massimo della coerenza in senso anti-imperialista e soprattutto anti-specista e anti-razzista pensando agli israeliani. 



Non solo ma questi gruppi hanno contribuito attivamente ad etichettare come fascisti e nazionalisti tutti coloro che si opponevano attivamente alle politiche colonialiste dei Neocons bollandoli come fascisti o militanti di estrema destra e noi sappiamo che così non è. 


C’è chi non vuole capire perché questi gruppi si muovano unidirezionalmente, ma se si scava sotto la crosta e un pochino sul web quello che esce fuori è che questi gruppi si affannano nella denuncia di fascisti immaginari e non, tutti protesi nella negazione che il sionismo essendo un nazionalismo etnocratico suprematista sia la forma più estrema di fascismo che possa esistere, quindi non fatevi abbindolare.  

Non ci si può dichiarare anti-imperialisti se si portano avanti le politiche della Nato e se si partecipa alla fiera della menzogna per conto di Israele e delle politiche imperialiste occidentali. Vi faccio un’altro esempio che coinvolge militanti Anti-Fa del NPA, Nouveau Parti Anticapitaliste in un’aggressione ad un corteo elettorale del partito antisionista che promuoveva la candidatura di Dieudonné, naturalmente a braccetto con le istanze Ligue de la Défense Juive e soprattutto sotto gli occhi della polizia che come al solito non interviene.

Quello che mi impressiona della testimonianza video di questo episodio sintomatico è a parte il fatto che il gruppo di Anti-fa (LDJ), fosse armato, (barre di ferro, pugni di ferro e spray lacrimogeni), ed attaccasse gente inerme con dei volantini in mano incluse le donne. E soprattutto il contrasto evidente tra il gruppo composto di ragazzetti nerboruti e palestrati bianchi, con dall’altra parte della barricata un’insieme di persone di ogni razza, religione, colore e cultura. Antifas = fausse opposition au service des banques? Cherchez l’erreur

Video


Non parliamo poi del leader del NPA Olivier Besancenot che scoppiò in lacrime alla TV nazionale davanti l’abituale accusa di comodo di antisemitismo di Roger Cukierman presidente del Conseil Représentatif des Institutions juives de France (CRIF), di cui vi invito di leggere il curriculum vitae per capirne la matrice oltre al fatto di ricordarvi che rappresenta l’organo sionista di interferenza più importante sulla politica interna della Francia a prescindere dal partito che la rappresenta. Una bella figura di merda come militante della causa palestinese non vi pare?




Concludo senza alcuna paura per gli strali che mi arriveranno da chi come me ha certe convinzioni ideologiche, ma che contrariamente a me preferisce l’appartenenza alla truppa di militanti che si fanno manipolare che  la ribellione non è omologazione, e che la simbologia o l'araldica servono solo per per diventare parte ignara o meno di guerre per procura ed a trasformarsi in pedine su uno scacchiere che sono giocate da altri.

Io non sono questo e non sono quello, sono solo XXX, unica ed indivisibile e rappresento solo me stessa quando parlo. Posso essere un'amica fidata, ma mai un commilitone perché a stare intruppata non ci riesco, quindi prendetevi quel che c’è, non ho bisogno dell’etichetta di anti-fa per detestare ogni forma di fascismo ed il sionismo che è il fascismo all’ennesima potenza.

E se non rispondo ai canoni della definizione che mi si vuole affibbiare, bé davvero poco mi importa e sta proprio in questo la mia ribellione individuale come essere pensante.

Non affannatevi a cercarmi costumi da orco cattivo, o da principessa buona rapita nel castello, non sono un burattino e di piacere agli altri o dispiacergli non me ne importa proprio nulla, quello che a me interessa è non farmi bidonare da falsi ribellismi di facciata che servono l’impero e che gli sono funzionali. E che di recitare a memoria quel che vorrebbero altri, per riuscire ad inquadrarmi indi rapportarsi a me con un criterio rassicurante in senso consumistico, mi interessa alla stessa maniera e soprattutto quanto, mi fa piacere giornalmente pulire la lettiera dei miei gatti...  

Meglio essere come lupi solitari intellettualmente e cioè magnifiche fiere che possono vivere anche in branco, ma sempre alla macchia. Anche perché pensando alla mia affezione verso la causa animale, preferisco fare una brutta fine da lupo che una brutta fine da pecora…



jeudi 14 février 2013

Où se trouvent les bombes atomiques?


À part Israël, huit pays ont construit, ils ont testées et ils sont maintenant en possession d'armes nucléaires de toute nature, dont on se réfère à ces États avec le terme «club nucléaire».

Parmi ceux-ci, cinq seulement ont signé le Traité de non-prolifération des armes nucléaires (TNP, 1968), c'est à dire les États-Unis, la Russie, la Grande-Bretagne, la France et la Chine.

Alors que l'Inde, le Pakistan, la Corée du Nord et Israël n'ont jamais signé le TNP. Les trois premiers ont officiellement procédé à des essais nucléaires. Tandis que Israël et le seul pays au Moyen-Orient qui posséde la bombe atomique.

1 - Selon les statistiques officielles, le gouvernement américain et est actuellement «en possession de plus de 8000 ogives nucléaires, dont plus de 2700 sont utilisables dans un court laps de temps. Les ogives ont une puissance explosive de 1 Gton (gigatonnes), assez pour suffir à secouer des montagnes, pour détourner le cours des rivières, ou bien pour déterminer des brusques changements de climat et pour anéantir des centaines de millions de personnes.


Ogives nucléaires stockées dans la base aérienne de Nellisau Nevada un des quatre grands arsenaux nucléaires des États-Unis



2 - la Russie est en possession de1400 bombes atomiques ,même si on ne connaisse pas le nombre exact des bombes tactiques de Moscou. Comme les États-Unis, la Russie dispose également des missiles ICBM c'est à dire de longue portée, des missiles et bombardiers à courte et moyenne portée et des bombardiers et des sous-marins stratégiques.


1965, présentation du missile balistique intercontinental à l'époque de la guerre froide
Le missile balistique intercontinental de la Russie "Topol-M"

3 - La France et la Grande-Bretagne ont respectivement la premiere 300 et la deuxième 200 ogives, transportées par des sous-marins stratégiques (avec des missiles de rayon jusqu'à 7000 km) ou par des bombardiers de théâtre. Tant le sous-marin britannique Vanguard que le Triomphant français, étaient équipés de 16 missiles, dont chacun a un rendement explosif de 3,8 mégatonnes: huit fois plus fort que la bombe qui en 1945 a rayée de la carte la ville d'Hiroshima et causé la mort de 100.000 de ses habitants.



Le sous-marin britannique Vanguard




4 - La Chine possède environ 400 ogives nucléaires, des ICBM (les DF5) et des missiles à longue portée. Ils ont aussi des sous-marins stratégiques et des bombardiers de théâtre.





5 - l'Inde et le Pakistan sont des puissances nucléaires relativement récentes, et elles disposent d'un arsenal (de respectivement environ 50 et 20 ogives ) composé des missiles de portée courte - moyenne (Agni et Ghauri), pour les utiliser dans le cas d'un conflit indo-pakistanais.



Le missile balistique indien à capacité nucléaire de la série Agni-1, avec une portée de 700 km



Le missile de terre pakistanais appelé Hatf IX, avec la possibilité de montage d' une ogive nucléaire


6 - La Corée du Nord détient depuis longtemps l'énergie nucléaire à usage civil, mais elle a récemment annoncé son retrait du Traité de non prolifération,et elle a retiré les scellés de l'AIEA à son usine de retraitement, en commençant faire fonctionner un réacteur à l'uranium naturel et graphite, en disant que le pays a besoin de plus d'électricité.






7 - Israël dispose au contraire de plusieurs de centaines d'ogives (de 200 à 300), montées sur des missiles (Jericho 1 et 2), avec une portée qui peut arriver jusqu'à 4000 km et aussi de quelques missiles lancés par des sous-marins (Popeye Turbo, avec une portée d'environ 200 km), mais il semble que l'entité sioniste possède aussi des versions de missiles capables d'une portée jusqu'à 1500 km. 
Le programme nucléaire d'Israël et «complètement entouré de mystère, puisque ce régime n'a pas signé aucun traité contre la prolifération nucléaire, il n'est pas membre de l'agence de l'ONU de la bombe atomique et il n'a jamais permis aux inspecteurs internationaux de visiter ses sites nucléaires et donc il resulte absolument pas soumis à une quelconque pression par la communauté internationale et ça surtout caril bénéficie du soutien inconditionnel des Etats-Unis.


Le réacteur nucléaire en Israël (Dimona)



source: Radio Italia IRIB 


samedi 1 décembre 2012

I Bambini schiavi



Bambini schiavi in India, piccoli scavatori delle miniere d'oro in Burkinabé, ragazzini delle discariche nella Repubblica Dominicana, piccoli Messicani nei campi degli Stati Uniti… 115.000.000 di bambini nel mondo sono vittime delle peggiori condizioni lavorative.

20 anni fa, in '"Infanzia Incatenata" Hubert Dubois ne faceva un quadro esauriente. Oggi con "Bambini forzati" riprende l'inchiesta per stabilire i progressi realizzati su questa problematica, ma anche per lanciare un'allerta sulla loro fragilità in particolare in questi tempi di crisi.

Grazie all'INA http://blogs.ina.fr/ina-productions/2012/05/09/enfants-forcats/ abbiamo un'inchiesta eloquente sul lavoro dei bambini nel mondo.

Questo film mette in luce il circolo vizioso della povertà:

Un bambino che lavora non va a scuola, non andando a scuola, resterà povero.

E' possibile rompere il circolo? Gli stati si sono impegnati in nome della Convenzione 182 dell'Organizzazione internazionale del Lavoro e si sono dati come scadenza il 2016. E' un'utopia?

L'Indiano Kailash Satyarthi, personaggio centrale di una mobilitazione mondiale, è il filo conduttore dell'inchiesta, messo in realazione nei differenti paesi del documentario da degli attivisti che portano avanti questa battaglia a volte mettendo a rischio la loro stessa vita. "Bambini Forzati" è un documentario di Hubert Dubois (Francia 2011, 71 minuti), diffuso il 29 Maggio in Francia su Arte.

Una cooproduzione Ina/Arte France/CFRT

Con il sostegno del BIT, dell'Unicef, della Régione Ile-de-France e del CNC

Con la partecipazione di LCP, RTS, RSI, RTBF, NRK, DR, SVT, YLE, MDR


Cronache dall'Impero: L'esercito di ventura USA nelle zampe dei neocolonialisti corporativi. Il Qatar alla conquista del mondo.



Le primavere Arabe e tutte queste rivoluzioni sono state organizzate al solo scopo che il governo occulto, o meglio i grandi finanzieri, così come le banche, potessero piazzare la loro manovalanza nei posti chiave del potere. Questo è successo in Tunisia, in Egitto, in Libia, in Costa d'Avorio, in Sudan e quasi ovunque in Africa, ma anche in Italia, in Grecia e a Bruxelles, in Europa tutta, compresa quella dell'Est.


Anche se gli ex dirigenti locali erano già da tempo divenuti i loro lacché grazie a dei metodi coercitivi molto potenti, per effettuare una nuova riconfigurazione del mondo in senso globale ed una nuova spartizione dello stesso, così come l'accentramento dei poteri sullo stesso, nelle mani di un piccolissimo gruppo transnazionale di finanzieri, era necessario che degli uomini venduti fino al midollo fossero sostituiti rimpiazzando i primi, così come era necessario che degli estremisti che avevano venduto la loro causa al migliore offerente, guadagnassero terreno e potere per permettere loro di continuare la guerra del "Bene contro il Male" e giustificare in questo modo, la violazione del diritto internazionale, bypassando il principio di non ingerenza, con il sostegno manicheo di opinione pubblica credulona, e poter praticare quello che si potrebbe definire un neocolonialismo che "non si vede".

Abou Walid

Concordo con le riflessioni del mio fratello ed amico algerino Abou Walid e per indurvi ad una presa di coscienza allego un articoletto di press TV che vi farà comprendere meglio come si attuano in pratica questi nuovi equilibri.



Il Qatar si dice pronto a pagare 'completamente il conto della presenza militare degli Stati Uniti nel suo paese, ci riferisce Amr Moussa.



Ex dirigente della Lega Araba Amr Moussa ha rivelato che il Qatar ha offerto di pagare finanziandola completamente, l'espansione della presenza militare nel suo paese in cambio di protezione militare.


In un'intervista con il giornale arabo al- Hayat con sede a Londra, Moussa ha dichiarato che l'emiro del Qatar il Principe Sheicco Hamad bin Khalifa Al Thani ha detto agli USA che voleva pagare tutte le loro spese militari se Washington fosse stata d'accordo nel progetto di stabilire ancora più basi militari nel Paese ricco di gas del Golfo Persico.

-Lo Sceicco Hamad Bin Khalifa rappresenta effettivamente il potere assoluto in Qatar e Jassim è il suo braccio destro. Il Principe ha ben gestito gli affari del paese ed ha preso questa decisione cruciale molto semplicemente- Ha detto Moussa.

"Quando ha pensato a come ricevere protezione ed ha visto che gli Americani erano gli unici con la volontà di provvedere a questa, è il quel momento che ha pensato all'apparato militare americano, per il quale stabilire una base in Qatar non rappresentava al momento una priorità. Ma lo Sceicco Hamad ha detto agli Americani che gli avrebbe  assicurato un intera copertura delle spese, e così adesso può godersi la sicurezza che voleva e si è fatto avanti" ha aggiunto.


Il Qatar, paese che ospita la più grande base militare americana di tutti gli Stati arabi, è uno dei maggiori produttori di petrolio e gas della regione del Golfo Persico.

La base militare Al Udeid Air che si trova ad Ovest della capitale del Qatar Doha, ospita personale e strutture militari di proprietà degli USA.
E' la sede di quartier generali di avanzamento del Comando Generale degli Stati Uniti, di quartier generali del Comando Generale delle forze aeree degli USA, di 83 Gruppi Spedizionieri dell'Aviazione RAF e della 379a Ala di Spedizionieri dell'Aviazione USAF.

Nel 1999, è riportato che l'Emiro del Qatar abbia detto a funzionari degli Stati Uniti che avrebbe voluto vedere una cosa come 10.000 soldati degli Stati Uniti in servizio permanente ad Al Udeid.

DB/MA

Fonte: Press TV

lundi 19 novembre 2012

Rome. Expéditions punitives et menaces de mort dans le quartier hébreu

Ma il se passe quoi en Italie le Betar s'organisent pour fonder une LDJ italienne?
Ils signalent en masse nos pages en FB et blogs car on parle du génocide de Gaza et on dit non à l'occupation sioniste de la Palestine. Ils cherchent de nous bâillonner, harceler, menacer par le Net, mais des aggressions physiques de telle sorte, étaient une rareté dans mon pays... 


Il "Fatto Quotidiano", est entrain de répandre un témoignage vidéo, qui montre assez clairement ce qui s'est passé dans les rues de la capitale ce mercredi dernier, à l'occasion de la manifestation des étudiants et du syndicat contre le gouvernement. Au début, la communauté juive romaine avait dénoncé une intimidation présumée des manifestants contre la synagogue du Lungotevere avec des slogans hostiles et de menaces contre eux des manifestants. Les Associations étudiantes avaient immédiatement nié. Essentiellement, on ne peut confirmer ce que le chef de la communauté juive de Rome, Riccardo Pacifici, avait déclaré dans les colonnes de la République.

Riccardo Pacifici et le maire de Rome Gianni Alemanno 
Dans cette vidéo d'amateur, certains membres de la communauté juive menacent de mort des garçons et des filles qu'y sont arrivés par convoi,  et en tabassent un après de l'avoir accusé de prendre des photos pas consenties lorsque ils étaient entrain de menacer de tuer tous les autres. Bouleversante et honteuse la phrase prononcée par les agresseurs juifs : "vous pouvez faire du bordel tout au long de Rome, mais pas dans le quartier juif, car ici vous ne pouvez pas même entrer. Si vous entrez vous êtes morts", ce comportement honteux configure plusieurs hypothèses de crime dans le cadre de l'ordre publique et de la violence privée dans une ville où le maire Gianni Alemanno, prêt seulement à se lancer dans une précipiteuse solidarité avec la communauté juive, démontre une fois de plus de ne pas savoir gouverner.






Aidez nous à signaler en masse la liste de leurs pages sur Facebook ici en bas pour incitation à la haine contre une race ou une etnie differente:

https://www.facebook.com/pages/Sionismo-istruzioni-per-luso/187817611266257?ref=ts&fref=ts
https://www.facebook.com/israelenews?ref=ts&fref=ts
https://www.facebook.com/groups/36833709271/?ref=ts&fref=ts
https://www.facebook.com/groups/50785893088/?ref=ts&fref=ts
https://www.facebook.com/SinistraPerIsraeleItalia?ref=ts&fref=ts
https://www.facebook.com/pages/Sinistra-per-Israele-Trentino/264994206891034?ref=ts&fref=ts
https://www.facebook.com/pages/Sinistra-per-Israele-senza-se-e-senza-ma/125511787485749?ref=ts&fref=ts
https://www.facebook.com/pages/Per-la-Verit%C3%A0-Per-Israele/159128100770549
https://www.facebook.com/pages/Per-Israele/104615572938590
https://www.facebook.com/pages/Per-la-Verit%C3%A0-Per-Israele/159128100770549

mercredi 5 septembre 2012

Le Mossad au Maghreb : Les services historiques que lui a rendus le Maroc

Casablanca - Il y a quelque temps, Jacob Cohen, un écrivain juif, français-marocain, connu pour ses écrits anti-sionistes a posté un article sur son blog qui a causé beaucoup d'émotion au Maroc. Il a révélé qu'Andre Azoulay, un conseiller royal de l'ancien roi Hassan II puis de son fils Mohamed VI, était aussi un espion israélien. L'article expliquait qu'Azoulay qui avait 71 ans et venait de la ville septentrionale de Essaouira, faisait partie de l'organisation des sayanim du Mossad, un réseau mondial d'opérationnels juifs non israéliens. 

Les autorités marocaines n'ont pas fait de commentaire officiel sur ce sujet délicat et Azoulay n'a pas démenti l'accusation. Mais les autorités ont répondu indirectement en annulant une conférence que Cohen devait tenir sur le sujet de la coexistence des Juifs et des Musulmans au Maroc. Cela a été ressenti comme une volonté d'empêcher toute discussion autour des accusations de Cohen contre Azoulay et d'une façon plus générale, autour de son dernier livre : le printemps des Sayanim. 

Pour Cohen les sayanim sont des Juifs de la Diaspora qui, pour des raisons "patriotiques" collaborent avec le Mossad et d'autres agences sionistes en leur fournissant l'aide dont ils ont besoins dans leur domaine de compétence. Le réseau a été créé dans les années 1950 et a été utilisé dans beaucoup d'opérations de services secrets ou à des fins de propagande, ainsi que pour inciter les Juifs à quitter leurs communautés de la Diaspora pour venir s'installer comme colons en Palestine. 

L'infiltration par Israël de la cour royale marocaine n'avait pas comme seul propos de faire partir les Juifs du Maroc. Le Mossad voulait aussi influencer la politique d'Hassan II et empêcher tout rapprochement entre lui et l'Egypte de Gamal Abdul-Nasser. Récemment le président israélien Shimon Peres a organisé une réception en l'honneur de l'agent israélien qui avait organisé les premières immigrations de Juifs marocains en Israël. David Littman est arrivé au Maroc en prétendant être un clergyman anglais et il s'est installé à Casablanca. Il a mis au point une méthode pour transférer les Juifs marocains en Israël connue sous le nom d'Opération Mural, qui ciblait des enfants juifs marocains. Littman prétendait organiser des séjours de vacances d'été en Suisse pour les enfants pauvres, mais en fait il les envoyait en Israël. 

Avant et après l'Opération Mural, l'aide que la monarchie marocaine a apporté au départ des Juifs marocains lui a rapporté beaucoup d'argent, surtout après que Hassan II ait pris le pouvoir en 1961. Il a personnellement supervisé les transactions.

L'auteure Française, Agnes Bensimon, décrit dans son livre "Hassan II et les Juifs" la manière dont le Mossad a initié les négociations avec Hassan II après la mort de Mohamed V. Le nouveau roi a exigé un demi-million de dollars pour faciliter le départ d'un premier contingent de 50 000 Juifs, et la même chose pour le contingent suivant. Cela a aussi été révélé par Simon Levy, un des Juifs marocains qui a résisté à la pression d'émigrer en Israël et qui est mort il y a deux ans après avoir été un dissident pendant le règne de Hassan II. 

Les règlements pour le transfert des Juifs marocain ont été virés par Israël sur des comptes secrets en Suisse, au nom même du roi semblerait-il. Mais Ahmed Reda Kadira, l'ami du monarque qui a négocié les transactions pour le compte du roi et qui a plus tard été nommé conseiller, n'a pas été oublié. Les opérations lui ont permis de financer son quotidien, Les Phares, qui était de fait le porte-parole du palais et dont la spécialité était de dénoncer les critiques du roi. 

La "Guerre des Sables" qui a éclaté entre le Maroc et l'Algérie en 1963 a fourni à Israël l'occasion qu'ils attendaient lorsque Abdul-Nasser s'est rallié à l'Algérie nouvellement libérée contre l'attaque marocaine de son territoire. 

Les transactions de cette époque entre Rabat et Tel Aviv ont été conclues via Téhéran sous les auspices du Shah d'Iran. Mais la coopération militaire entre les deux pays a continué. On pense qu'Israël a joué un grand rôle dans la construction du grand mur de sécurité de 2 600 km à l'ouest du Sahara destiné à empêcher les attaques du Front Polisario qui se battait pour l'indépendance de son territoire depuis 1975. 

Le conflit n'est toujours pas résolu en dépit du cessez-le-feu de 1999. Pendant les six années de guerre qui l'ont précédé, les combattants Polisario ont souvent pris des armes à l'armée marocaine fabriquées en Israël ou en Afrique du Sud du temps de l'apartheid. 

La coopération militaire a souvent entraîné une coopération des services secrets, surtout après que le chef du Mossad Yitzhak Hofi ait organisé une rencontre secrète au Maroc en 1976 entre Hassan II et Yitzak Rabin, le premier ministre israélien. La collaboration du roi avec Israël qui s'en est suivie, a été largement documentée par des écrivains et des dissidents. Selon l'écrivain égyptien Muhammad Hassan ein Haikal dans son livre Kalam fis-Siyasa (à propos de politique), Hassan II a même autorisé le Mossad à installer des micros dans les lieux du Maroc où se réunissaient les sommets arabes. Le rôle le plus fameux qu'Hassan ait joué cependant, c'est quand il a aidé à l'accord de paix entre l'Egypte et Israël. Israël lui en a été infiniment reconnaissant: il a émis un timbre de commémoration en son honneur à sa mort en 1999. 

En échange des services du roi du Maroc, Israël et le Mossad l'ont aidé contre ses opposants principalement. On a bien reconnu la main du Mossad dans l'enlèvement et l'assassinat du dissident marocain le plus célèbre, Mahdi Ben-Barka, qui a disparu à Paris en 1965. On pense aussi que les Israéliens ont alerté le roi de plusieurs coups d'état et autres complots fomentés contre lui dans les années 1960 et 1970. 

Il ne semble pas que le Mossad soit encore très actif au Maroc aujourd'hui. Le pays ne joue plus un rôle important dans le conflit arabo-israélien. De plus, avec l'apparition de collaborateurs "rivaux" dans la partie orientale du monde arabe, les services secrets israéliens ont désormais l'embarras du choix pour ce qui est des partenaires et des stratégies. 

Al-Akhbar 
Pour consulter l'original : http://english.al-akhbar.com/content/mossad-maghreb-ii-historic-services-morocco 

Traduction : Dominique Muselet

samedi 25 août 2012

LES REBELLES SYRIENS EXÉCUTENT 16 PRISONNIERS À DOUMA





Véritable massacres de civils l'assassiné!!! Veuillez vous en voire les preuves en vidéo.

(18++ Documentant Crimes contre l'humanité en Syrie) (Pas pour choquer) (23/08/12) Des combattants de « l'armée syrienne libre » ont couper la gorge de 16 hommes accusés d'être des partisans du gouvernement "shabhiha". La preuve nous vient de deux vidéos distinctes. Une montre les victimes avant leurs décès. Ils ont été capturés par les insurgés qui prétendent qu'ils sont des « Shabiha » et des policiers. 

Une autre vidéo, également publié par des militants de l'opposition mais censé de montrer ces cadavres comme des victimes d'un massacre perpétré par les milices pro-gouvernementales, nous montre les corps de ces mêmes hommes vus avant en guise de prisonniers des rebelles syriens. Ils ont été menottés et égorgés. Le fait que les morts, étaient en effet prisonniers de « l'Armée syrienne libre » prouve sans possibilité des doutes, pas seulement le fait que les rebelles syriens ont tués 16 hommes pas armés,mais aussi qu'ils ont également tenté de blâmer de cette atrocité les forces gouvernementales. 

Le massacre semble avoir eu lieu le 17 août 2012 à la périphérie de la Douma, 10 km nord ouest de Damas. 

Sources et Video Analyse disponible ici :  http://www.youtube.com/watch?v=N85IotpBXgQ&feature=plcp

(Mise à jour : Je crains qu'youtube a retiré la vidéo dans laquelle je compare certaines des victimes dans les deux vidéos et j'ai montré comment l'opposition les a présentés dans leurs affiches. J'ai appelé de la décision.

Veuillez partager ces vidéos afin de sensibiliser les gens au sujet des atrocités que les médias occidentaux ne veulent pas rapporter. 

(Modérateurs YT: mes vidéos sont conçus pour sensibiliser l'opinion publique au sujet des crimes contre l'humanité en Syrie. Ils ne sont jamais affichés pour choquer ou pour sensationnalisme. Ils sont souvent les seules copies disponibles au public anglophone. J'implore vous que vous considérez que si elles vont être signalées, ça arrivera seulement pour des raisons politiques.)

Link original de la video qui j'ai sauvé traduit et du quel j'ai refait l'upload mais pas inclus dans la recherche pour ne me le faire pas signaler par les rats... http://youtu.be/Wy_XmN1NoY0





vendredi 3 août 2012

Siria: Scoperto un enorme Tunnel dei "Ratti" dell'ESL ad Homs-Video



Tunnel dei Terroristi scoperto in cui i cittadini rapiti dal sedicente Esercito Siriano Libero erano costretti a lavorare.
Dovevano infatti servire da manovalanza in questo stesso tunnel dove successivamente venivano giustiziati.
I terroristi stavano infatti usando un enorme tunnel ad Homs che collegava i tre quartieri principali della città.
Le milizie dell'ESL hanno costruito questo tunnel molto tempo prima che la crisi siriana fosse anche iniziata, il che dimostra che si tratta di un complotto e non di una 'rivolta spontanea pubblico', tunnel in cui hanno anche usato vagoni ferroviari.
Il motivo per cui volgarmente li si chiama Ratti, a parte le analogie con i loro corrispettivi libici che usavano questa sigla R.A.T.S., da cui i lealisti a Gheddafi avevano coniato il nomignolo per i mercenari della Nato, poi passato per eredità diretta a questi ultimi che operano in Siria, per ovvi motivi di analogia oltre che di provenienza, visto che tra le loro file oltre a turchi, pakistani, e gente proveniente da un po' tutti i paesi arabi, molti libici ne compongono le milizie armate.


rat-car by Vicman



Ma... dopo questa novella, assume un significato anche figurato determinato dalle loro abitudini il termine ratto, anche se li si volesse ribattezzare Talpe della Nato forse sarebbe anche più appropriato.
Nell'immagine sottostante infatti si potranno ammirare le prodezze dei sedicenti combattenti per democrazia e libertà che fanno capolino a Idlib da uno dei loro tunnel... L'ironia si perdona laddove ci si rende conto che tutto quello che è apparso da circa 15 mesi in Siria ha una lunga storia si scavi sotterranei antecedenti. Si perdoni dunque anche il termine Ratti, perché proprio non riesco a chiamarli in un altro modo, questi mercenari che sbucano dai tunnel delle città calde della crisi siriana.

The rats in Idlib…in their holes!
Amnotyours




dimanche 29 juillet 2012

USA / NATO: guerra su tutti i fronti di Paul Craig Roberts


Sembra che un governo americano sia un po' troppo sicuro di sé è determinato ad ottenere una guerra su tre fronti: la Siria, il Libano e l'Iran in Medio Oriente, la Cina in Estremo-Oriente e la Russia in Europa.


24 luglio 2012
Il governo russo ha finalmente capito che la sua opposizione politica è finanziata dal National Endowment for Democracy (NED), a sua volta finanziato dai contribuenti americani e da altre officine della CIA e del  Ministero degli Esteri in un tentativo di sovversione contro il governo russo e finalizzato ad installare un governo fantoccio degli americani nel paese più grande (geograficamente) del mondo, l'unico paese che ha una capacità di arsenale nucleare sufficiente per far indietreggiare Washington ed i suoi attacchi.




Nello stesso modo in cui l'Egitto, all'inizio di quest'anno, ha espulso centinaia di persone associate con "delle organizzazioni non governative" colluse con l'Occidente (ONG) che avevano lo scopo di "fomentare il dissenso e le interferenze con gli affari interni della nazione ", la Duma russa (il parlamento), ha appena approvato una legge che Putin dovrebbe firmare a breve, che richiede che le organizzazioni politiche che ricevono il sostegno finanziario dall'estero, siano registrate in qualità di agenti stranieri . Questa legge si basa sul diritto degli Stati Uniti che richiede che gli agenti stranieri siano debitamente registrati.
La stragrande maggioranza dell'opposizione in Russia è costituita da agenti pagati da paesi stranieri e una volta che questa legge sarà convalidata, gli elementi dominanti dell'opposizione politica russa dovranno registrarsi presso il ministero russo della Giustizia come funzionari stranieri di Washington.
La Itar-Tass ha riferito il 3 luglio che ci sono circa 1000 organizzazioni in Russia che ricevono finanziamenti dall'estero e che sono impegnate in attività politiche. Provate dunque ad immaginare il clamore che ne deriverebbe  se i russi , finanziassero  ben 1000 organizzazioni  negli Stati Uniti, tutte impegnate in uno sforzo collettivo per trasformare gli Stati Uniti in uno stato fantoccio della Russia. (Negli Stati Uniti, i Russi avrebbero comunque trovato del resto se questo fosse successo un enorme concorrenza da parte di Israele ...).
L'opposizione russa si è travestita da "organizzazioni per i diritti umani" ed è finanziata da Washington che afferma che questo serve per "aprire la Russia." Cosa si intende dunque per questa "opposizione politica" russa sleale e traditrice finanziata da Washington, dicendo che deve: "Aprire la Russia? Questo significa soltanto  aprire la Russia alla propaganda occidentale, e aprire la Russia affinché si perpetri la rapina economica dell'Occidente ed anche aprire la politica interna ed estera della Russia, perché si adegui ai desideri di Washington.
Le "ONG" sono in realtà molto filo-governative. Hanno giocato un ruolo molto importante nel finanziamento e nell'organizzazione di più "rivoluzioni colorate" che hanno istituito in seguito ad esse degli Stati fantoccio degli Stati Uniti nei paesi dell'ex blocco sovietico. Le ONG sono state chiamate "macchine da colpi di stato" e hanno reso un servizio eccellente a Washington a questo proposito. Esse lavorano anche in questo momento in Venezuela contro Chavez.
Naturalmente, Washington è assolutamente furiosa che i suoi egemonici piani su un paese troppo pericoloso da attaccare militarmente siano stati vanificati dal risveglio della Russia dopo due decenni di torpore e che stiano a questo punto per essere sovvertiti politicamente dalle ONG finanziate da Washington .
Questa legge degli USA, infatti richiede alle organizzazioni finanziate dall'estero di essere registrate come agenti stranieri sul suolo americano (a meno che esse non siano finanziate da Israele). Comunque, questo non impedisce a Washington di denunciare questa nuova misura come "antidemocratica", un atto di "stato di polizia", e bla, bla,bla. Presa con  le mani nel sacco in termini di sovversione, Washington insulta Putin. La cosa peggiore è che la stragrande maggioranza dei lobotomizzati dell'Occidente seguirà le ingiunzioni e le bugie di Washington e che da questo ne conseguirà che noi sentiremo ancora di più parlare dello "stato canaglia di Russia".
La Cina è anche nel mirino di Washington. Il suo rapido emergere come potenza economica mondiale è visto come una minaccia da Washington La Cina deve essere dunque accerchiata. I rappresentanti commerciali del governo di Obama negoziano segretamente dagli ultimi 2 o 3 anni a una collaborazione trans-Pacifica, che dovrebbe sconfiggere la naturale leadership economica della Cina nel proprio ambito di influenza e sostituirla con la leadership di Washington.
Washington sta anche spingendo a favore di nuove alleanze militari in Asia e per  stabilire nuove basi militari nelle Filippine, in Corea del Sud, in Tailandia, in Vietnam, in Australia, in Nuova Zelanda ed anche altrove.
Washington si è subito insinuata nelle dispute tra la Cina e il Vietnam ed in quelle tra la Cina e le Filippine. Washington si è allineata al fianco del suo ex nemico vietnamita nel loro disaccordo con la Cina sulle risorse delle isole Paracel e Spratly e anche con le Filippine in uno scontro con la Cina sulle risorse naturali di Scarborough Shoal.
Così, esattamente nello stesso modo in cui l'Inghilterra interferivano nella controversia tra la Polonia e la Germania nazista per quanto riguarda la restituzione dei territori alla Germania, che furono dati alla Polonia come ricompensa dopo la prima guerra mondiale, Washington prepara il terreno per una guerra.
La Cina è stata cooperativa con Washington a causa del fatto che la delocalizzazione dell'economia degli Stati Uniti in Cina è stata una componente molto importante di un suo sviluppo economico senza precedenti. I capitalisti americani hanno avuto il loro profitto a breve termine e la Cina ha ricevuto, in cambio il capitale e la tecnologia necessaria per costruire un'economia che in due o tre anni ha superato di gran lunga l'economia statunitense che non fa altro che semplicemente affondare. Con la delocalizzazione del lavoro, confusa con il libero scambio dagli economisti del libero mercato, la Cina si è costruita economicamente ed ha distrutto gli Stati Uniti.
L'interferenza crescente di Washington negli affari della Cina ha convinto il governo cinese che delle contro-misure militari sono necessarie per neutralizzare le annunciate intenzioni di Washington di stabilire e realizzare una sua presenza militare nella sfera di influenza cinese. La visione di Washington è che solo Washington e nessun altro, abbia una sfera d'influenza e che questo campo è il mondo intero.
Il 14 luglio, l'agenzia di stampa ufficiale cinese Xinhua ha detto che Washington stava interferendo negli affari interni della Cina, rendendo i contrasti tra la stessa e il Vietnam e le Filippine insolubili.
Sembrerebbe che il governo degli Stati Uniti, troppo sicuro di sé sia determinato ad ottenere una guerra su tre fronti: Siria, Libano e Iran in Medio Oriente, la Cina in Estremo Oriente e la Russia in Europa.
Si tratterebbe di un ordine del giorno più che ambizioso per un governo le cui forze militari non erano nemmeno in grado di occupare l'Iraq dopo nove anni o anche di sconfiggere le forze  armate, e armate molto alla leggera talebane, dopo ben 11 anni di conflitto e di cui l'economia, così come quella dei suoi burattini della NATO, giace nei bassifondi e in un grave declino,  con disordini interni che vanno di pari passo e si moltiplicano, così come una forte perdita di fiducia nella leadership politica.
Fonte: http://www.spiegel.de/international/world/pew-study-finds-steep-declines-in-faith-in-politicians-and-capitalism-a-844127.html
 Articolo originale in inglese : War On All Fronts
Washington's three-front war: Syria, Lebanon, Iran in the Middle East, China in the Far East, Russia in Europe...
- by Dr. Paul Craig Roberts - 2012-07-18
Tradotto da Amnotyours